Cigar Box Guitar.
Il fascino indiscreto del suonare low cost

Per raccontare cosa sono le cigar box guitar, dobbiamo fare qualche salto avanti e indietro nel tempo. Con la diffusione massiccia dei software musicali negli ultimi dieci anni, le porte della creazione musicale si sono spalancate praticamente per chiunque avesse un po’ di orecchio e un buon computer. Bastava una tastiera muta, qualche cavo, due casse decenti e si era già a metà del lavoro. Al resto ci avrebbero pensato i loop minimali e i filtri di frequenza, ed ecco che un’intera generazione di aspiranti Fatboy Slim compariva alla ribalta. Dopo decenni di risultati amatoriali, bastarono pochi mesi per portare l’home recording a dei livelli quasi professionali.

Il tempo dei pionieri durò pochissimo, l’invasione elettronica fu immediata. Qualche click e si poteva simulare il suono di un intero coro o di qualsiasi strumento musicale, dal mandolino irlandese al didgeridoo. Non essendoci problemi di registrazione in presa diretta, il prodotto era finito nel momento esatto in cui si cliccava “salva”. Per noi tradizionalisti schitarroni, fu il meteorite che sterminò la nostra specie (salvando solo, se è tanto, i chitarristi da spiaggia). Ma come sempre accade nelle belle storie, addormentata in un castello incantato, c’era una principessa del passato che aspettava solo di essere trovata. E salvata.

Mississipi Calling

Un secolo fa, ai margini dei campi di cotone sul delta del Mississipi, gli strumenti più diffusi tra i bluesmen neri erano le cosiddette cigar box guitar, letteralmente “chitarre scatola di sigari”. Difficile pretendere che della gente povera, poverissima potesse permettersi di comprare delle costose chitarre “vere”. Ecco quindi che l’ingegno sopperiva alla mancanza di denaro: bastava una scatola, in legno o in cartone, un bastone, qualche chiodo e un paio di metri di filo di ferro leggero. Assemblati alla bell’e meglio, ne veniva fuori uno strumento dalla forma strana e con solo 3 corde, ma in grado di suonare perfettamente.

Ai tempi, specie nel Sud degli Stati Uniti, giravano delle vere e proprie band, chiamate jug band, che suonavano il blues o il bluegrass con strumenti autocostruiti: la cigar box guitar era l’equivalente della chitarra slide, l’unitar o diddley-bow era una specie di tubo con una sola corda tesa, il bidofono (in inglese washtub bass) era una specie di contrabbasso fatto infilando un manico di scopa dentro un bidone di vernice. La lista è infinita quasi quanto la creatività degli esseri umani.

Cigar Box Me 2

Per quanto possano sembrare bizzarri, vi posso garantire che questi strumenti permettono di ottenere dei risultati spettacolari, molto simili al sound del jazz zingaro e degli artisti di strada. Generazioni di musicisti si formarono suonando questi strumenti: Charlie Christian che reinventò la chitarra jazz, Louis Armstrong, le leggende del blues Lightnin Hopkins, Blind Willie Johnson, Big Bill Broonzy, Albert King e Buddy Guy, George Benson, Carl Perkins, Bo Diddley e a inizio carriera anche il giovane Jimi Hendrix. Con l’avvento della musica elettrica e delle grandi industrie, il costo degli strumenti divenne accessibile anche alle classi operaie, e gli strumenti homemade persero la loro ragione d’esistenza. Negli anni ’50 con cento dollari si poteva comprare una Fender bellissima con tutte e sei le corde. Le cigar box guitar sparirono dalla circolazione.

Boogie, oggi

Da qualche anno però questi strumenti stanno tornando alla ribalta, con risultati che risentono dei moderni mezzi che ogni hobbista ha facilmente in casa. Da strumenti rudimentali che erano, ora sono gioiellini verniciati, ben elettrificati e personalizzabili a piacere in base all’abilità dal costruttore/musicista, che si trova così per le mani degli ibridi unici e totalmente “suoi”. Quando non vivevo ancora in un appartamento metropolitano, mi sono cimentato a mia volta nella produzione una rudimentale cigar box a due manici, che vedete nel suo splendore originale nella foto d’epoca qui sopra.

E torniamo all’oggi. Ci sono band fenomenali lì fuori che hanno lasciato a casa le Gibson scintillanti e si sono assemblati una cigar box in cantina, ivi compresi dei musicisti multimilionari come Billy Gibbons, The Edge degli U2, Jack White dei White Stripes e Paul McCartney. Il capostipite degli “sconosciuti” è probabilmente quel matto di Seasick Steve, che suona una cigar box a una corda e tiene il tempo pestando su una scatola di legno scassata, da lui ribattezzata Mississipi Drum Machine. Ma buttate un orecchio anche ai Moreland & Arbuckle, Shane Speal detto il Re della CBG, HollowbellyJohnny Lowebow: non ve ne pentirete.

Di recente ho sentito in concerto gli ZZTop a Milano e come gruppo spalla ha suonato la Ben Miller Band. Terzetto 100% boogie-blues del Missouri, con il percussionista Doug Dicharry impegnato a suonare alternativamente la batteria, il trombone, una tavoletta da bucato elettrificata e, udite udite, un cucchiaio elettrico! Credo che nessuno nel pubblico sia riuscito a rimanere fermo per un solo minuto durante l’esibizione di questa band, tanto che a fine concerto i tre americani sono stati sommersi da pacche sulle spalle e richieste di selfie mentre si aggiravano in ciabatte per il prato.

Insomma, se i Ramones hanno mandato in pensione il rock progressivo inventando il punk in quattro quarti, non sia mai che gli strumenti artigianali mandino in pensione i dj fighetti da club del venerdì sera, con buona pace della musica popolare. Provaci mo’ tu, a programmarti un sequencer in C++.

[Stefano]

2 Commenti

  1. gennaro vendemini dice:

    Bellissimo articolo ….comply

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