Bologna: la rossa, la grassa, la dotta e… Il Moro

L’appuntamento è in Piazza Nettuno, al lato dell’omonima fontana. Ad accoglierci è Camilla, il nostro cicerone per oggi. Calati nei panni di turisti, ci guida alla scoperta di Bologna, svelandoci il significato dei suoi celebri epiteti: la rossa, la grassa, la dotta. Il tempo è uggioso, ma i 40 km di portici che corrono lungo tutto il centro e oltre ci riparano dalla pioggia. Camilla ce ne svela la funzione. Intorno al 1100, la città divenne sede della più antica università europea. Da qui, e grazie alle numerose scoperte scientifiche in seno agli studiosi che animarono la città, l’appellativo di “dotta”. In poco tempo arrivarono studenti da ogni dove, e per soddisfare le nuove esigenze abitative, furono creati i portici, consentendo di raddoppiare velocemente la superficie abitativa degli immobili ai piani superiori, da affittare così agli studenti.

bologna tritone

Dal tritone della fontana, che ci racconta essere stato fonte d’ispirazione per il logo della Maserati, nata nella vicina Maranello, Camilla ci conduce attraverso un itinerario ricco di suggestioni. Sotto il Voltone del Podestà, tra l’omonimo palazzo e il Palazzo di Re Enzo, ritorniamo bambini con il telefono senza fili. Sussurrando qualcosa contro uno dei quattro angoli della volta, lo sentirà infatti chi si trova nell’angolo opposto. Giusto il tempo di ammirare l’incompiuta Basilica di San Petronio che, nata per volontà cittadina, ambiva a essere la più grande chiesa nel mondo, e rimaniamo affascinati dalla meridiana più lunga del mondo, usata da Papa Gregorio XIII per la riforma il calendario che tutt’oggi utilizziamo.

Proseguiamo esplorando il mercato del Quadrilatero, nascosto dietro il Palazzo dei Banchi, artificio creato per separare Piazza Maggiore dai vicoli retrostanti animati dalle bancarelle. La “grassa”. Qui ci soffermiamo sulla Dichiarazione del Bando delle mortadelle, che, nel 1700 circa stabilì i criteri con i quali i “lardaroli”, ovvero i salumieri, dovessero prepararla. Se a Bologna la mortadella è regina, il re è il tortellino, trionfando nelle vetrine di ogni gastronomia.

tortellini mortadella

La tappa successiva è alle Torri, Garisenda e degli Asinelli. Nel pomeriggio ci dedicheremo a salire i 498 scalini della seconda che aprono la vista ai tetti bolognesi. Rossi, ci fa notare la nostra guida. Così come la maggior parte degli edifici cittadini, che attraverso l’uso della terracotta e delle ocre, hanno caratterizzato il colore della città, denominata “rossa”, appunto, per tale ragione.

bologna rossa palazzi

Il tour si conclude, non prima di essere passati da piazza Santo Stefano e dall’omonima chiesa, anche detta “Complesso delle sette Chiese”. Come ci svelerà, se ne contano in realtà solo cinque, tra cui un Battistero al cui interno è conservata una copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

bologna sette chiese

Ci accomiatiamo dalla nostra guida, 2h e 30 dopo (15,99 € per 4 persone), con la certezza di prendere parte ad altri itinerari tematici proposti dalla sua agenzia. Riprendiamo le energie per qualche minuto, mescolati ai numerosi studenti, sui porticati affacciati sulla piazza, prima di dedicarci alla scoperta di un altro tour per la città, stavolta enogastronomico.

La scelta ricade sul Moro, locale che propone un menù tipicamente emiliano (39 €, 4 portate per due persone). Immancabile l’antipasto a base di salumi locali e di crescentine, che a Modena e più comunemente altrove vengono chiamate “gnocco fritto”. Mortadella, testina e il crudo di San Daniele, “un zucchero”, ricalcando le parole di Mario Brega in Borotalco, accompagnate da triangoli di pasta fritta serviti bollenti e un mix di verdure grigliate e gratinate con provola.

moro antipasti gnocco fritto salumi

Seguono una generosa porzione di tortelli con spinaci, spadellati con gorgonzola e noci e la gramigna sporcafaccia con sugo di salsiccia. Antonio, il nostro cameriere di sala, ci spiega che risulta impossibile mangiare la gramigna, un tipo di pasta arricciato e cavo, senza sporcarsi.

moro primi tortelli

D’obbligo è poi un assaggio della cotoletta alla bolognese, di vitello o pollo servita con una fetta di prosciutto e una manciata di parmigiano reggiano.

moro cotoletta bolognese

Il dolce è il crème caramel, conosciuto qui come “fiordilatte”.

moro dolce

Salutato l’affabile Antonio ci rimettiamo in marcia, per un passaggio sotto il balcone di quella che fu la casa di Dalla. Per ricordare il 4 marzo, la sua data di nascita, Camilla ci aveva raccontato che i cittadini avrebbero acceso nella giornata radio e riproduttori per lasciare scorrere in strada le note delle sue canzoni.

bologna lucio dalla

La giornata bolognese si conclude con la visita alla mostra La ragazza con l’orecchino di perla – Da Vermeer a Rembrandt, a Palazzo Fava, dall’ 8 febbraio al 25 maggio. La calca è molta nonostante la prenotazione. Peccato, ma il capolavoro è imperdibile.

ragazza orecchino perla Jan Vermeer

Lasciamo il centro città. Rimane giusto il tempo per affacciarsi alla suggestiva finestrella di via Piella che si apre sul canale delle Moline. Bologna era anche la città dei canali. Non navigabili, come Venezia o Amsterdam, ma sfruttati per energia idraulica grazie a centinaia di pale che una volta alimentavano i mulini in città.

bologna canali

La giornata è stata intensa, ma è di quelle da ricordare.

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