Viaggio nel tempo: Ristorante Oreste a Modena

Il weekend mi vede pendolare. Questioni di cuore, che ci portano a rincorrerci vicendevolmente tra Torino e Bologna sui binari dell’alta velocità. Stavolta, gioco io in trasferta: abbiamo i biglietti per la tappa bolognese del Delta Machine tour dei Depeche Mode. Dopo l’adrenalinico concerto dell’estate scorsa a San Siro, non potevamo che replicare; benchè la formula indoor sia sempre più parca, Dave Gahan sarebbe in grado di accendere anche una bocciofila!

Così, dopo un sabato sera saltato sulle note di Just Can’t get enough e Black celebration, la domenica mattina langue. La giornata è di quelle primaverili, che invogliano alla gita fuoriporta. Fuori Bologna è tutto un susseguirsi di colline – i famosi colli bolognesi – e Modena dista giusto una mezz’oretta di strada.

Leggo del Ristorante Oreste, premiata con una forchetta dalla guida Michelin. L’ideale per rifarsi della piadina consumata al freddo la sera precedente, in coda verso l’ingresso. Nonostante non riesca a prenotare online, gentilissimi, ci confermano telefonicamente la disponibilità. 44€ il menù per 2 persone.

ristorante oreste interno

Parcheggiamo in centro. Il ristorante, in Piazza Roma 31, si trova giusto al lato dell’Accademia militare.  Ad accogliere gli avventori è il Sig. Walter Cantoni, titolare dell’attività.

Il locale è di quelli da viaggio nel tempo. Gli arredi, mai cambiati, sono gli stessi dell’inaugurazione, nel 1959. Nell’aria risuona la colonna sonora felliniana di 8 1/2 da un jukebox dell’epoca. Il cameriere, in giacca nera e papillon, percorre come pattinando il pavimento di marmo accompagnato da un carrello portavivande. I menù, in cartoncino giallo, con i caratteri battuti a macchina.

ristorante oreste jukebox

Leggiamo che la storia del locale è più antica, e risale al 1932, quando il padre di Walter prese in gestione un ristorante poco vicino, prima di trasferirsi nella sede attuale. Enzo Ferrari divenne assiduo frequentatore del locale, così come personaggi della politica, del jet-set internazionale ma soprattutto del mondo dello spettacolo. Non mancano dediche a Guerrino, padre di Walter, cimeli della Ferrari e l’immagine di Pavarotti, conservati in una vetrinetta all’ingresso del ristorante.

ristorante oreste pavarotti

Dopo qualche parola con il Sig. Cantoni, che dedica la giusta attenzione a tutti i tavoli, scambiando battute dosate con i commensali, cominciamo con un piatto di antipasti tipici della casa. Li assaggio al buio. Buonissima la frittatina con l’aceto balsamico di Modena, che davvero, qui ha un altro gusto. Proseguo con la polenta arrostita con gorgonzola, un assaggio di mortadella e coppa di testa, volauvent con i funghi e un crostino di cui non riesco a identificare il sapore. Leggo. Patè di fegato. L’ho mangiato e non sono morta, meglio del previsto.

Giunti al primo, scegliamo tortelloni di ricotta e spinaci al verde e tagliatelle al ragù modenese. Gli spinaci si sentono bene nel ripieno e il ragù è leggero ma saporito. Apprezziamo entrambi i piatti sebbene la sfoglia delle tagliatelle non sembri tirata a mano – ndr, qui riferisco i commenti dell’assaggiatore doc -.  In Emilia Romagna è una cultura tutta locale, quella delle sfogline, che sapienti e velocissime, stendono, tirano e richiudono la pasta, più gialla che non si può, per realizzarne cappelletti, cappellacci, tortellini, maltagliati, preparati in mille varianti a seconda della località.

ristorante oreste primi

Seguono i secondi, manzo brasato al Sangiovese con polenta e funghi porcini e scaloppine all’aceto balsamico di Modena con purè di patate. Come recita il menù, nella sua ode ai sapori di una volta, da Oreste continuano a fare il brodo con la carne, a cuocere gli zamponi da crudi, e preparare il purè con le patate. Accompagniamo il tutto con un calice di Lambrusco. Abituata ai rossi fermi della mia regione, questo frizzantino fa arricciare il naso! Il pane è quello condito, tipico emiliano. Così buono perché, ahimè, pieno di strutto.

ristornate oreste secondi

Al dolce vengo conquistata: il cameriere in papillon snocciola l’offerta del giorno esposta sul carrello. Non abbiamo dubbi sulla scelta: la coppa Oreste. Mascarpone fresco, amaretto e amarene Fabbri, specialità che portano in dote dal 1936. Come sentiamo dire da un commensale al tavolo vicino: “Ne avrei mangiati altri 4, di questi bicchierini”.

Usciamo dal locale soddisfatti e felici, non foss’altro per la cordialità e quel sapore di una volta del personale e del Sig. Walter. Quattro passi all’ombra della Ghirlandina, la torre simbolo della città, e in Piazza Grande, vestita a festa per un mercatino di robivecchi e antiquariato che raccoglie i curiosi della città. Infine su via Emilia, che collega Piacenza a Rimini, per crogiolarsi ancora un po’ al primo sole quasi primaverile, passeggiando insieme ai cadetti in libera uscita.

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