Moodalità streaming

C’è un pacco di gente che ultimamente c’ha la scimmia di Stereomood. Migliaia di persone che ogni giorno tornano a casa per trovare la musica perfetta per quel preciso catartico momento, magari felici di aver visto la fidanzata, o col mal di schiena dopo una giornata in vigna, o col mal di vivere alla fine delle ferie.

Per chi ama la musica Stereomood è geniale, ed è fantastica sotto tutti i punti di vista. E’ bello pensare che questa diavoleria è scritta in inglese ma è made in Italy. Che c’è sempre quando ne hai bisogno. Che è il 2.0 della musica in streaming. Che è un talent scout di musica nuova. Che c’è pure in versione app per il telefonino-da-fighi. Insomma, si fa fatica a trovargli una pecca. L’idea è semplicissima: associare a ogni brano in database un mood, uno stato d’animo, per creare una playlist a tema. Finchè lo si faceva nella libreria dell’iPod era un discorso. Farlo con una libreria infinita e in streaming è la svolta. Dal locale al globale in un click.

Ok, confessiamo: anche noi ci siamo rimasti un po’ sotto, anche perché crediamo nel potere assoluto della musica per mantenere la situazione costantemente sotto controllo. E si sa che con quello che costa lo psicanalista è già difficile capire il proprio stato d’animo (magari si è jazzy e si crede di essere soltanto tristallegri, oppure si è in good karma e si crede di essere sitting on the toilet), figurarsi poi analizzare a mente fredda la propria collezione di vinili, disco dopo disco, alla ricerca di un demo dei Royal Trux che faccia il paio con quella particolare sfumatura di carattere. Ecco quindi che infilare in un programma web lo psicanalista e un archivio sconfinato di musica nuova di pacca si rivela l’idea geniale per aiutare la gente a vivere meglio. Altro che Steve Jobs, questa è una rivoluzione.

Croce e delizia di Stereomood, dei suoi cloni e dei suoi predecessori come Last Fm o Pandora’s Box è che la sua musica è al 90% nuova e 10% retrospettiva. Il contrario di Radio Virgin insomma. In vita mia non sarei mai inciampato nei Red Weasel o ricaduto nelle Elastica o precipitato in quel pezzone che è Lick you up dei Seks , tanto per dirne tre che mi son capitate stamattina. Si finisce con lo scoprire una vagonata di musicisti nuovi, perché anche a scorrere le playlist con dedizione raramente si trova troppa roba che già si conosceva. La pecca c’è ovviamente, visto che noi nostalgici non resistiamo mezz’ora senza una flebo di Deep Purple, ma per quello ci sono sempre i nostri amati, ruvidi, polverosi, imbattibili e scoppiettanti vinili graffiati, da sempre riservati al mood orgasmic.

Ci vediamo il mese prossimo

[Stefano]

PS. Al momento mi sta sparando nelle orecchie Jenny dei Walk the Moon. Segnalata.
PPS. A proposito di Deep Purple, ciao Jon.

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