Via col libro, viaggiare fuori e dentro di sé

«Viaggiare (…)  lontani da che, lontani da cosa, lontani da dove con le radici nel tuo cuore e i rami nell’altrove, partire col sole sempre in faccia ad ogni costo, agosto dopo agosto…»

Così recitano alcuni versi di Marco Polo di Jovanotti, la colonna sonora ideale per la lettura di Il turista nudo (Adelphi, 272  p) e Bangkok (Adelphi ,260 p) di Lawrence Osborne.

Che vi consigliamo, perché aprire questi è il modo più rapido di uscire dall’Europa e partire alla volta dell’Asia con una prospettiva davvero insolita (Vade retro tour operator).

«Nessuno è una macchina fotografica» annota l’autore nel Turista.

Ed è per questo che i suoi scritti pagina dopo pagina rivelano la loro natura cangiante e polimorfica: contemporaneamente un saggio, un diario di viaggio e un reportage su luoghi geograficamente e culturalmente più o meno remoti. Osborne racconta le tappe di un viaggio che dal Medio Oriente lo spinge fin dentro il cuore delle foreste di Papua.

La sua prospettiva e il suo stile narrativo sono lenti di ingrandimento puntate sull’Altro che analizza con uno sguardo caleidoscopico: un mix di distacco e coinvolgimento, ironia e analisi storica che ipnotizzano il lettore e lo portano dall’altra parte del mondo.

In Bangkok ci si sente condurre per mano lungo le brulicanti strade della città e assistiamo stupiti, ipnotizzati e esilarati al risucchio dello scrittore britannico nella vita della Thailandia e degli occidentali in fuga che ci hanno piantato le tende.

 

 

Se dopo una fuga nello spazio aveste voglia di un viaggio alla scoperta di nuove dimensioni temporali, ripartite tra le pagine de Il vagabondo delle stelle (Adelphi, 400 p). Vi guida uno sherpa di tutto rispetto, Jack London.

 

Pubblicato nel 1915, Il vagabondo delle stelle è un’opera insolita non solo per la produzione dell’autore: la voce del professore di agronomia in attesa dell’impiccagione nel braccio degli assassini del carcere di Folsom, in California, intesse un racconto filosofico, esoterico e di denuncia sociale con pochi precursori e nessun vero erede. Pagina dopo pagina l’identità del soggetto si scioglie mentre il tempo cortocircuita sovrapponendo attualità, storia e leggenda. Il libro segue il flusso di diverse correnti filosofiche e attinge a diverse  teorie: dalla metempsicosi all’evoluzionismo di Darwin e all’eterno ritorno nietzscheano. Attraverso l’esperienza della “piccola morte” insegnatagli da Ed Morrell, un compagno d’isolamento, Darrell Standing sopravvive alla tortura asfissiante della camicia di forza evadendo in frammenti delle sue vite passate: di nuovo aristocratico francese sfidato a duello ed eremita nell’era proto-cristiana, avventuriero inglese nella Corea del ‘500 e bambino ucciso dai Mormoni durante la migrazione verso il West, guerriero nordico al servizio dei Romani e naufrago ottocentesco su uno scoglio deserto, il protagonista scopre che « la vita persiste, passando come un filo di fuoco attraverso tutte le forme prese dalla materia».

Questa stessa scoperta illumina anche l’attesa dell’esecuzione: «La paura di questa morte minore è ridicola per uno che già tante volte è entrato nel buio per poi ritornare alla vita». Ispirato in parte all’esperienza carceraria di London e dell’amico Ed Morrell (lo stesso personaggio del romanzo), Il vagabondo delle stelle non è solo una fantasmagoria dell’immortalità, ma anche una denuncia del degrado delle prigioni californiane nel primo ‘900 e una condanna senza  se e senza ma della pena di morte: perché «l’uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo».

Anche se affronta questioni impegnative il romanzo è ben lontano dalla pesantezza di un mattone. Anzi è avvincentissimo e – come ogni grande romanzo americano – molto, molto immediato.

Ecco quindi le nostre proposte di lettura per viaggiare nel tempo e nello spazio, fuori e dentro di sé. Quali sono le vostre?

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