Ci sono così tanti motivi per non perdersi le Olimpiadi di Londra. Uno si chiama Camille Lacourt, ha gli occhi azzurri, il ciuffo biondo e dà un nuovo significato al termine statuario. Un tipo insomma. Ma al di là di lui e dei suoi splendidi colleghi, organizzare la propria estate in funzione delle programmazione sportiva della Rai, è questione di buon gusto. E vi spieghiamo anche perché.
Innanzitutto c’è Londra, che con l’occasione del tanto atteso evento, si è rifatta il look: avete visto lo stadio di Marshgate Lane nel quartiere londinese di Stradford? Impossibile non lasciarsi incantare dalle mille luci che hanno fatto da cornice alla cerimonia di apertura. Potrebbe fare invidia agli antichi anfiteatri romani, a cominciare dalla copertura con i teloni realizzata con una tensostruttura di polimeri tenuta su da un unico cavo di acciaio. Per non parlare del fatto che tutta l’opera architettonica è frutto di uno studio accurato sui materiali, nel pieno rispetto dell’ambiente e che può essere facilmente smontata!
Poi c’è la competizione parallela a quella sportiva, che ha visto scendere in passerella le migliori case di moda internazionali. Sono diverse infatti le linee dedicate alle Olimpiadi che intendono vestire non solo gli sportivi, ma anche i modaioli, i curiosi, e… le statue! L’ ammiraglio Nelson di Trafalgar Square e altre 21 monumenti sparsi per la città, da venerdì indossano insoliti cappelli firmati da 21 diversi stilisti, rigorosamente british style.
Prima ancora di loro, però, è stato un italiano a fare scuola: lo schermidore Aldo Montano, che per omaggiare la corona, prima di partire alla volta della capitale inglese si è rasato sulla nuca la scritta “God save the Queen”.
Montano e colleghi di tutto il mondo hanno poi sfilato durante la cerimonia di apertura di venerdì 27 luglio, mostrando al mondo le divise disegnate da maison di fama internazionale. Agli azzurri ci ha pensato Armani, ricamando all’interno l’inno di Mameli, mentre gli stilisti italiani si sono distinti anche grazie ad altri nomi: Miuccia Prada sponsor dei velisti italiani, Ferragamo per le divise della Repubblica di San Marino, Ermanno Scervino per quelle dell’Azerbaijan. Accanto al loro campeggiano nomi più che noti, come Stella McCartney (Inghilterra), Ralph Lauren (USA) e Puma (Giamaica).
Fuori dai cancelli dello stadio di Marshgate, la moda olimpica ha invaso le strade con la capsule collection di t-shirt ideata da Paul Smith e Vivienne Westwood, la linea di abbigliamento nata dalla collaborazione tra Marks&Spenser e Adidas e il temporary-shop di H&M nella vicinanze dello stadio dedicato a gadget, accessori, borse e scarpe create da moltissime case di moda.
Per avere le Olimpiadi ai piedi, non potevano certo mancare le Converse All Star con la bandiera inglese, le Puma con cerchi olimpici in corrispondenza degli anelli delle stringhe, ma anche le ankle boot firmate Paciotti con i cerchi sul dècolletè o i sandali col tacco Loriblu con i cerchi che fasciano la caviglia. In Regent Street, inoltre, spopolano i 17 modelli in edizione limitata della Church’s intitolati a Stradford, il quartiere in cui sorge il villaggio olimpico. Non si contano, poi, foulard e borse: Coccinelle, Jimmy Choo, Gucci e tanti altri non potevano certo restare indietro.
Che preferiate la Londra vestita degli stilisti o quella svestita dei tanti atleti che in questi giorni la popolano, non è un problema: per fortuna l’Olimpiade non è solo una competizione sportiva, ma una gara all’ultima moda.








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