Oggi parliamo degli scheletri nella libreria, ovvero tiriamo fuori dalla Billy i libri che pensavamo di aver rimosso, quelli che infestano le nostre mensole, quelli che si annidano tra un Dostoevskij e un D.F. Wallace e fanno capolino proprio quando stiamo tentando di far colpo su un lettore sfoggiando la nostra sconfinata libreria. Impossibile dire con precisione da dove vengano: alcuni sono ereditati, altri sono errori di gioventù ma la maggior parte di essi sono regali, e disfarsi di certi regali a volte è difficile quasi quanto simulare la gioia di averli ricevuti.
MONOMANIE
Che soddisfazione quando scarti un pacchetto regalo sapendo che contiene un libro. E che bello quando il titolo rivela che l’autore del regalo ha fatto centro: ti conosce così bene da essere aggiornato sui tuoi hobby e le tue passioni. Certo, è bello la prima volta, la seconda e forse anche la terza. Ma poi finisce che ti trovi una libreria piena di volumi su come ammansire cavalli selvaggi, essere un manager di successo, visitare la Cina o cucinare uova in cento modi diversi. Nella mia libreria, per esempio, ho trovato ben quattro titoli sul sonno, mio nemico di sempre: “I segreti del sonno” di Paul Martin, “Saper dormire” di Teszner Danielle, “La casa del sonno” di Jonathan Coe, “100 trucchi per dormire bene” di Marilena Zanardi e Antonio Maltempi. Senza nulla togliere agli autori o ai testi, qui la fantasia si spreca.
AIUTATI CHE OSHO T’AIUTA
Sarà che c’è la crisi anche se i ristoranti sono sempre pieni, ma uno non vede l’ora che arrivi il compleanno per qualche introito letterario. Quindi prepari il tuo bell’elenco con tanto di autore e casa editrice di riferimento da consegnare alla mamma, confidando che la distribuisca equamente tra la prozia e la nonna. E invece. E invece, il biglietto di compleanno è accompagnato da uno di quei libricini da 2 Euro che si trovano alla cassa e che promettono di cambiarti la vita. Io, arrivata a 26 anni, dovrei avere la saggezza di un lama tibetano, il successo professionale di Steve Jobs e l’autostima della modella di Intimissimi.
Tra i minitascabili da portare sempre con me posso vantare classici del self help quali “Vali più di quel che pensi”, “I sogni come opportunità di cambiamento“, “Quaderni d’esercizi per liberarsi dai sensi di colpa” e “Innamorati di Te”.
E temo che a breve riceverò il Bignami di Osho.
LA VIA PER DAMASCO PASSA PER UNA LIBRERIA
Se sei un adolescente, una fisiologica perdita di interesse per l’ennesima gita con l’oratorio al Santuario della Beate Vergine del Lazzaretto, può costituire la prova di un tuo arruolamento nell’ esercito degli atei. Se hai la sfortuna di saper leggere, è probabile che passerai svariati Natali a scartare i regali della zia catechista che, con la discrezione che la contraddistingue, cerca di riportarti sulla retta via. Il mio personale campionario comprende racconti di conversioni eclatanti, “Dio esiste, io l’ho incontrato”, “A un passo dal baratro. Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita” , racconti dall’aldilà “Ho visto il paradiso”, e l’immancabile manuale su come riconoscere il proprio angelo custode: “Angeli, conoscerli e farsi aiutare” .
BRUNO VESPA
Chissà se qualcuno l’ha davvero mai chiesto a Santa Claus. Io e la mia famiglia sinceramente no. Ma puntuale come un treno svizzero o come la risata di Jessica Fletcher al termine di un episodio della Signora in Giallo, ogni Natale per vie imperscrutabili compare in casa nostra il nuovo (ennesimo) libro di Bruno Vespa. La solita finta sorpresa, il solito “Ma grazie!” a denti stretti e alla fine le solite due domande: Perché?, e soprattutto, Adesso che ce ne facciamo?
Al primo lancinante interrogativo fatalmente non c’è risposta, data la drammatica incongruenza tra qualunque libreria costruita con passione e i titoli dei dilettevoli tomoni, sempre più ispirati a quelli delle telenovelas di Grecia Colmenares: ricordo con piacere “Questo amore. Il sentimento misterioso che muove il mondo”, “Il cuore e la spada. Storia politica e romantica dell’Italia Unita” o “Donne di cuori. Duemila anni di amore e potere”.
Ma se “in tutto ciò che devi far, il lato bello puoi trovar”, come insegna la più volante delle bambinaie inglesi, anche 500 pagine rilegate con copertina rigida possono essere sempre riciclate utilmente: ad esempio, per tonificare le braccia in vista della prova costume, come arma da autodifesa o, per i più creativi, come pressa per foglie e petali da ricomporre in romantici quadretti. In questi giorni di solleone ne suggerisco l’impiego come fermaporte, che con le finestre aperte, si sa, c’è sempre un po’ di corrente.
Quali sono i vostri scheletri nella libreria? Raccontatecelo nei commenti!








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